Come superare un lutto
Video introduttivo
La perdita di una persona cara provoca, inevitabilmente, dolore e l’elaborazione del lutto è a volte una strada difficile e tortuosa da percorrere, questo perché ogni persona ha il suo modo di sentire e gestire il dolore.
In questo breve video faccio un introduzione sulle 5 fasi dell’elaborazione del lutto:
Ognuno di noi è diverso, ma è pur vero che esistono dei punti in comune nel modo in cui proviamo il dolore dopo una grave perdita, e questi punti sono:
- La negazione del dolore
- La successiva rabbia
- La fase depressiva
Anche Freud analizzando le fasi di elaborazione di un lutto ha suddiviso il percorso in tre fasi, molto simili alle precedenti:
- Diniego
- Accettazione
- Distacco
In queste tre fasi, secondo Freud, all’inizio c’è il rifiuto della perdita di una persona, poi si passa gradualmente a una fase di accettazione per poi arrivare al distacco, dove si riesce a passare oltre e a ricostruire una nuova vita.

Cosa significa elaborazione del lutto
Abbiamo visto come dagli scritti di Freud (Lutto e melanconia 1917), il tema della morte e, di conseguenza del lutto viene ampliato come reazione alla perdita che può significare: perdita del lavoro, perdita del proprio ruolo sociale, perdita degli amici o di un amore.
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In effetti è un evento traumatico che lascia una ferita simbolica che, se non curata bene può produrre altri danni e quindi è un processo di elaborazione del dolore e di adattamento alla separazione e alla perdita che richiede tempi adeguati, dolore, emozioni e ricordi.
Lutto e ansia
Se i processi di riparazione del tessuto emotivo non vengono attuati nella maniera giusta il processo può avere complicazioni e diventare un lutto patologico con depressioni, attacchi d’ansia e di pesante tristezza perché la persona resta bloccata in una delle fasi senza arrivare al distacco con la capacità di nuovamente investire su altri interessi o persone o lavori.
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Per Jung la vita e la morte sono connesse e il lutto è una modalità della stessa vita dove la morte deve essere accettata perché tutto è uno scorrere e cambiare in un ciclo continuo dove l’uomo deve accettare prima di tutto la propria morte.
Lutto come affrontarlo
Il dolore è la parte del lutto che ci colpisce di più e deve essere vissuto dentro di sé, ognuno sa come, anche se oggi i tempi sono veloci ed è difficile trovare gli spazi che permettano di lasciar fluire la sofferenza per potersi esprimere con emozione e commozione.

Oltretutto la parola “lutto” deriva dal latino luctus che significa pianto e piangere funziona a livello celebrale convertendo le lacrime in emozioni infelici e luttuose proprio perché così facendo il corpo non le trattiene trasformandole in problemi psicosomatici.
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Bisogna prendersi del tempo, delle pause così come è sempre stato nelle tradizioni del passato dove il lutto era un periodo sacro e cerimoniale, come vediamo nei nostri funerali, dove il dolore andava vissuto nel modo più consono alla sensibilità della persona che deve attuare una specie di ripulitura dell’anima.
Lutto patologico definizione
Questo tipo viene definito anche “lutto complicato o patologico” ed è inserito nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), come una delle condizioni che necessitano altri studi.

Possiamo dire che è un’estensione di quello che dovrebbe essere il processo normale del lutto producendo effetti molto negativi sulla psiche e sul fisico della persona, peggiorando la sua qualità di vita perché la sofferenza è molto intensa e si protrae nel tempo, durando almeno 12 mesi e toccando tutti gli ambiti della vita, cioè quello familiare, lavorativo e sociale.
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Lutto patologico sintomi
Dal momento della perdita di una persona con cui avevamo un legame stretto devono esserci dei sintomi presenti molto intensi e lunghi nel tempo tali da compromettere e influenzare in maniera negativa la vita quotidiana della persona e i sintomi di un lutto patologico sono:
- Dolore emotivo molto intenso
- Nostalgia, desiderio e sofferenza per non poter rivedere la persona
- Considerare la propria vita inutile, senza obiettivi e priva di senso
- La perdita scatena rabbia, rancore e mestizia
- Impedimento e disagio a riprendere la propria vita
- Compromissione in ambito lavorativo, sociale e relazionale

Lutto patologico colpisce più frequentemente:
Fattori di rischio influiscono quando c’è:
- Depressione e rimuginamento
- Rapporto di vicinanza stretta con la persona morta
- Periodo di assistenza alla persona che poi mancherà
- Tipo di morte che può essere improvvisa e violenta come: incidenti, malattie, suicidio
- Pensieri continui e tormentati dalla nostalgia
Infatti sono proprio i pensieri che hanno un ruolo fondamentale per distinguere il lutto normale da quello patologico dove le persone hanno la tendenza a vedere tutto negativo e a convincersi che non ce la faranno a superare questo momento o, al contrario, negano il pensiero della morte.
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Cosa fare?
Indubbiamente essere accanto a questo tipo di persone è pesante e difficile da gestire perché non sai mai se stai facendo o dicendo la cosa giusta, per cui solo uno specialista può avere degli strumenti adeguati a giudicare la situazione e consigliare un percorso terapeutico che potrebbe essere una psicoterapia, valutando anche il bisogno di integrare con un supporto farmacologico.
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Aiutare una persona che sta così male ed è depressa diventa molto faticoso e c’è il pericolo che diventi molto frustrante per insofferenza e delusione verso chi non riesce a stare meglio.
Sicuramente un atteggiamento di ascolto e di attesa in maniera che la persona esprima le sue esigenze è la maniera per iniziare ad essere di aiuto: “meglio essere accanto e non invadere”.
Lutto per la fine di un amore
Quando l’amore è finito è una dei più grandi sconforti, avvilimenti e frustrazioni che si possano vivere, specialmente da chi è stato abbandonato ma anche chi scopre che non ha più i sentimenti di una volta per la persona che gli sta vicina, prova una sensazione di grande tristezza e fallimento. Però da tutto questo disastro scopriamo che possiamo vivere un’esperienza fondamentale che è quella di poterci guardare dentro e scoprire risorse e nuove strade per andare avanti.

Specialmente è la scoperta di una nuova identità basata solo su noi stessi perché prima eravamo due persone e ora bisogna fare i conti con una separazione che copre tutta la quotidianità e che prima non conoscevamo e ci fa sentire soli, uno e non più due.
Dobbiamo anche renderci conto di quanto l’altro era fondamentale per noi, riflettendo su cosa non ha funzionato ma specialmente sul ruolo che avevamo nella coppia perché le dipendenze affettive sono sempre subdole e ce ne accorgiamo tardi perché la fusione nelle relazioni affettive porta inevitabilmente ad annullarsi nuocendo gravemente sia al singolo individuo che alla coppia.
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Anche in questo caso un percorso di psicoterapia può aiutare molto sia per risollevare lo stato d’animo della persona, sia per elaborare la relazione passata e non fare più gli stessi errori in quella futura.
Sindrome del bambino dimenticato
Negli Stati Uniti è stata denominata “Forgotten baby syndrome” (FBS)
e si verifica quando un bambino viene abbandonato in auto senza che il genitore se ne renda conto, se non quando è troppo tardi per poterlo salvare.
E’ un disturbo che gli esperti hanno classificato come un’amnesia dissociativa che provoca un vuoto, una specie di buco che si crea nella memoria, anche se i bambini avevano genitori premurosi e accudenti, per cui bisogna pensare che nessuno possa essere immune da questa tragedia.
Sappiamo che abbiamo una memoria delle abitudini, come, ad esempio, cercare d attaccare un post it per ricordare cose importanti e, se ci può servire per un pò di tempo, poi inevitabilmente quando diventa un’abitudine non ci serve più.
Il nostro cervello non è multitasking e ha bisogno di calma, concentrazione e non ansia per fare le cose bene e, specialmente una alla volta e quando, invece siamo stressati, stanchi per la mancanza di sonno o particolarmente stressati da forti situazioni, ecco che si crea una difesa che cerca di cancellare certi pensieri per dare spazio ad altri.
Dobbiamo renderci conto che quando abbiamo scarsa concentrazione, irritabilità o automatismi comportamentali significa che il nostro cervello è talmente stressato da arrivare a far dimenticare un bimbo in auto anche se siamo dei buoni genitori.
Dobbiamo mettere in atto un’attività di prevenzione come usare il seggiolino per auto che dal 2017 deve essere omologato con un meccanismo che avverte acusticamente se stai per lasciare il bambino da solo.
Oltre a questo i genitori devono accordarsi per controllare a vicenda che gli accompagnamenti risultino fatti nella maniera giusta e oltre a questo, potrebbero mettere degli oggetti del bambino come il ciuccio nel sedile anteriore e in quello posteriore il computer e il cellulare che sono obbligati a prendere uscendo dall’auto, accorgendosi così che c’è anche il bambino presente.
Purtroppo quando succedono queste tragedie è molto difficile riuscire a risolvere il dolore immenso che si crea ma con l’aiuto di una psicoterapia c’è la possibilità di lavorare per risolvere il problema del lutto e aiutare le persone ad avere ancora una qualità di vita.
Il dolore come si manifesta? Le fasi del dolore
Le emozioni che ci travolgono alla notizia della scomparsa di una persona a noi cara possono variare, ci possono stordire, farci arrabbiare, intristire, possono scaraventarci in un vortice di pianti e urla, fino a farci deprimere.
Il dolore che proviamo si manifesta spesso in maniera violenta, inaspettata, ma segue un percorso quasi naturale che passa attraverso le 5 fasi del dolore:
- Negazione
- Rabbia
- Contrattazione
- Depressione
- Accettazione
Queste 5 fasi del dolore in origine non sono state studiate appositamente per l’elaborazione del lutto da parte di chi perde un proprio caro, ma esattamente per la funzione contraria, cioè per aiutare le persone con malattie terminali ad accettare la loro situazione.
Infatti, le 5 fasi del lutto sono apparse per la prima volta nel libro “On Death and Dying” di Elisabeth Kübler-Ross, psichiatra svizzera con carriera negli Stai Uniti, dove la dott.ssa evidenzia appunto le tappe da affrontare prima della morte.
Poi, nel tempo, queste regole sono state adottate anche per aiutare chi, in effetti, questa perdita la subisce dopo, con l’elaborazione del lutto da interiorizzare.

Le 5 fasi dell’elaborazione del lutto
La negazione del lutto
Negare una perdita importante è un tentativo vano di convincere se stessi che questa perdita in realtà non sia mai avvenuta, che la persona cara non sia mai defunta.
A volte questa negazione si concentra non sul fatto che la morte non sia avvenuta, ma sulla supposizione che in realtà non ci importi molto e che più di tanto non ci tocchi.
Rabbia
Può accadere che chi perde una persona importante si arrabbi con lei per il fatto di non esserci più, o di arrabbiarsi con chiunque capiti a tiro e di provare questa rabbia perpetua.
Anche questo è un passo importante verso l’elaborazione del dolore e del lutto perché rappresenta una valvola di sfogo che ci aiuterà poi a proseguire con la nostra vita.
Contrattazione
In questa fase la mente fa dei tentativi per trovare una soluzione e per cercare delle risposte che spieghino e analizzino quello che è successo.
Bisogna cioè, in questa fase rendersi conto che la perdita è irreversibile ma che dobbiamo ricominciare a prenderci in mano la nostra vita.
Depressione
Accade, ed è normale che ci si senta tristi e si tende a piangere in più momenti della giornata, si perde appetito, si dorme poco e male, si cade un po’ in depressione.
Questo malessere è chiamato appunto depressione reattiva, cioè una reazione a un forte trauma vissuto.
Accettazione del dolore
In quest’ultima fase chi sta per superare un lutto capisce la realtà della perdita ed anche la sua importanza, ma se ne fa una ragione e si trova pronto a ricominciare a vivere.
L’ accettazione del lutto porta una specie di pace interiore spesso temporanea, nel senso che il ricordo di una persona cara torna comunque a galla soprattutto durante le feste e le ricorrenze, ma in ogni caso questo ricordo si trasforma da un forte dolore a una semplice rassegnazione.
E se non si riesce a superare il lutto?
A volte capita di “restare bloccati” in una di queste 5 fasi del lutto, soprattutto nella fase iniziale del dolore e della rabbia e ci sono persone che continuano a voler negare la perdita di una persona cara.
Di solito, quando succede, sarebbe il caso di provare a convincere questa persona a parlare con uno psicoterapeuta che gli consiglierà un percorso appropriato per elaborare il lutto perché, nel caso contrario, questo dolore può durare anche anni.
Nel caso quindi che il lutto non venga completamente elaborato e non ci si distacchi emotivamente e psicologicamente, c’è il forte rischio che subentri una fase di depressione, trasformando quindi la fase del dolore in patologia.

Elaborare un lutto, non solo per un defunto
Elaborare una perdita non significa necessariamente dover per forza di cose associare il concetto alla morte di una persona.
Ci sono infatti persone che provano forte dolore, tristezza e sintomi depressivi anche in altri casi, che per esempio:
- Perdita del lavoro
- Perdita della casa
- Diagnosi di malattie importanti
- Menomazione corporea
- Tradimenti, separazioni e divorzi
Queste situazioni potrebbero quindi portare a forti sentimenti con “sensazioni di perdita” e successive difficoltà emotive.

Elaborazione del lutto, quanto dura l’intero processo?
Ognuno di noi ha una sensibilità diversa, ognuno reagisce al dolore e alle emozioni con diverse azioni e diversa intensità, per cui arrivare alla fase finale di accettazione della perdita di una persona e del dolore che ne consegue è un processo del tutto personale.
C’è chi riesce a interiorizzare il dolore e tornare a una vita normale e chi invece cronicizza il dolore e fatica ad uscirne anche dopo diversi mesi o anni.
Un trauma non assorbito come un lutto, soprattutto nei bambini, può anche portare in età adulta di soffrire di necrofobia, cioè la paura della morte, in quanto l’ansia provocata dal lutto, se non gestita può far accrescere quei sentimenti di panico, ansia e paura verso la morte stessa.
Per questi motivi, quando questo processo di elaborazione resta incastrato in una delle 5 fasi del lutto, sarebbe utile contattare uno psicologo-psicoterapeuta che possa aiutare il paziente a sbloccarsi, ad uscire dal tunnel del dolore per accettare la perdita.
Fine di un amore come riprendersi
Un dolore così tremendo che senti che potrebbe distruggerti? Sai di avere perso la donna o l’uomo della tua vita?
Dobbiamo fare i conti con noi stessi perché un addio così doloroso preannuncia anche che è il momento di intraprendere un viaggio che è solo nostro e che va portato a termine senza tanto soffermarci su chi non c’è più, ma sul dolore che sentiamo dentro per riuscire a rinascere percependo il disagio e la sofferenza e, accogliendolo lo potremo capire e sostituire.
La fine di un amore non deve essere banalizzata e il dolore della perdita ci prende a tutti i livelli: dai cambiamenti che dobbiamo fare delle abitudini, alla disperazione di un tradimento, ai sensi di colpa, all’intimità che questa persona ci aveva abituati ad avere nella nostra vita.
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Fine amore e depressione
Ecco il momento di rivolgersi sicuramente a una psicoterapia, quando i sintomi depressivi dovuti a un lutto d’amore, alla fine di una relazione, comportano una sofferenza così grande da paragonarla a quello che succede a un tossico quando non ha la droga che vorrebbe e entra in astinenza.

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Infatti le aree del nostro cervello sono sempre quelle coinvolte nella dipendenza e nel dolore fisico perché soffriamo con tutto il corpo e la perdita di identità ci fa sentire senza punti di riferimento, dilaniati dalla mancanza di una parte così importante.
Se riusciamo ad arrivare alla fase dell’accettazione allora comincerà a delinearsi il nostro nuovo futuro dove il cuore ricomincerà a battere con più energia e consapevolezza perché abbiamo vinto una battaglia personale così importante.
“L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità.”
(Anaïs Nin)
Film sul lutto
Sappiamo che ognuno di noi affronta il dolore in modo personale e unico e che non c’è un tempo prestabilito che segna la fine dell’elaborazione del lutto sia per una persona cara che muore o per la perdita di un lavoro o di un amore.
Però dobbiamo superare il dolore con pazienza e tempo anche se le emozioni che proviamo sono di rabbia, tristezza o, peggio ancora, di depressione per cui vi elencherò qualche film che possono farvi compagnia e darvi la possibilità, identificandovi con il dolore e la morte nelle pellicole, possa essere un aiuto a superare il trauma.
Infatti il cinema non solo racconta una storia ma riflette i valori della consapevolezza sociale e ci fanno consci che questi processi dolorosi li dobbiamo affrontare tutti, prima o poi nella vita.
- Sette anime (2008), film americano con Will Smith che racconta la storia di un ispettore dell’IRS di Los Angeles che decide di contattare delle persone per poterle aiutare. Il mistero del suo comportamento si svela quando incontra una giovane infermiera, di cui si innamora ma lei è vicina alla morte. Il protagonista soffre della sindrome del sopravvissuto caratterizzata da un forte senso di colpa, e dal suo amore verso Emily trae la forza, la resilienza e la speranza di un futuro incerto.
- Rabbit hole (2010), film sul dolore del lutto interpretato da Nicole Kidman e Aaron Eckhart che sono due coniugi che cercano di superare la morte del figlio, le tensioni e il progressivo allontanamento tra i due e che è una perdita che non si può mai dimenticare ma c’è la possibilità di alleviare il dolore che sarà sempre presente, come è giusto che sia, ma trasformato.
- Kramer contro Kramer (1979), con Meryl Streep e Dustin Hoffman esprime tutti gli ostacoli da superare durante una separazione: le difficoltà giudiziarie, i rapporti tra padre e figlio, l’infanzia trascurata e la ricerca di una realizzazione personale da parte della donna. E’ una pellicola straordinaria, un film-manifesto che punta sul dolore del divorzio e sulla rinascita del dopo.
- Blue Valentine (2010), con Ryan Gosling e Michelle Williams e il manifesto di questo film potrebbe essere una frase di Frida Kalo “Fummo quello che non si racconta né si ammette, ma che mai si dimentica”. C’è il logoramento dell’amore tra i due protagonisti tra rabbia, silenzi e incomunicabilità dove l’amore non è quello che tutti sognano ma quello che si logora e poi si distrugge.
Bibliografia
Galimberti U., Dizionario di psicologia, Utet, Torino,1992
De Martino E., Morte e pianto rituale, Boringhieri, Torino, 1958
Freud S., Totem e Tabù (1912-1913), in Opere, Boringhieri, Torino, vol VII, 1975.
Freud S., Lutto e melanconia, (1915), in Opere,vol. VIII, 1976.
Carotenuto A., Trattato di Psicologia Analitica, Utet, Torino, 1992
G. Del Missier, Cecilia Iannaco, 2020, Dimenticare il bambino in auto” Ed. Aracne
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